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Sagra dello stoccafisso

Per i vicoli del borgo qualcuno urlava a squarciagola ai compaesani di svegliarsi, dalle finestre, affacciate le une sulle altre, uscivano voci femminili preoccupate, in strada iniziava una certa agitazione, che non avrebbe tardato a diventare clamore. Dalla torre dell’Arma, l’avamposto di avvistamento e difesa sul mare era arrivato il segnale: stavano approdando legni saraceni. A chi sarebbe toccato stavolta? Si domandavano silenziosamente un po’ tutti. Erano anni ormai, che nel bilancio delle disgrazie si dovevano aggiungere le scorrerie dei mori e a nulla era servito chiedere aiuto a Genova che, al suo solito, era “bona a piglià ma a nu rende”. Nel 1543 c’erano state le incursioni distruttrici di Barbarossa a Nizza e sulla costa del Ponente, nel 1561, ci aveva pensato Dragut a dispensare lutti e rovine nell’entroterra, dopo un paio d’anni Ulugh-Alì (l’apostata calabrese Luzalino) sbarcato a Taggia con “900 infideli da 17 legni”, non riuscendo ad espugnarla, saccheggiava il convento dei Domenicani fuori le mura. E come non ricordare quel gruppo di 200 turchi - guidati da un rinnegato di Pompeiana - che apprestandosi a risalire la Valle Argentina, fortunatamente rinunciarono perché il loro comandante era stato ferito da una archibugiata. Ai pensieri seguiva nuovamente la domanda: a chi sarebbe toccato? Quella volta proprio ai badalucchesi che secondo la tradizione, dopo i primi momenti di legittimo sconcerto, organizzarono la difesa, resistettero all’assedio attingendo alle abbondanti scorte di stoccafisso (un alimento allora quasi sconosciuto) e raggiunti infine dai rinforzi addirittura, contrattaccarono, costringendo il nemico a riprendere il mare.

L’episodio s’intreccia con il tradizionale uso di questo alimento, proteico e facilmente conservabile. La provenienza del merluzzo, più che altro dalla costa olandese e francese, seguiva un percorso commerciale con capolinea a Marsiglia e Genova, i centri di smistamento. La Superba difese sempre con ogni mezzo ( fino ad ostacolare la costruzione di strade di collegamento) il suo monopolio sulle due riviere; lo stoccafisso raggiungeva via mare Porto Maurizio, quindi i mulattieri si occupavano di recapitarlo a Badalucco che fungeva da centro mercantile per tutta la media Valle Argentina.
Il suo successo in cucina è la somma di conservabilità, basso prezzo, relativa facilità di approvvigionamento e riguarda da vicino la possibilità di poter facilmente assolvere (per un paese lontano dal mare) al diktat religioso sull’astinenza mangiando pesce, cibo penitenziale adatto ai giorni “di magro” (avvento, quaresima, ecc.).



 





Il pranzo dei Priori - ogni Oratorio aveva una Confraternita che eleggeva un capo investendolo della carica di Priore per un anno - lo includeva nel menù dei convivi rituali (Giovedì Santo e Pentecoste) insieme a pane, pastina in brodo, vino e castagne. La storia continua oggi con l’annuale edizione del Festival dello Stoccafisso, un affollatissimo appuntamento settembrino a cui partecipano illustri personaggi italiani e stranieri, che prevede, oltre ad una serie di manifestazioni collaterali, la degustazione dello storico “stocafissu a Baücôgna” una ricetta antichissima. Naturalmente il “pesce bastone” è della qualità migliore, quella che viene dalle norvegesi isole Lofoten.

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